L’Associazione

Cari Corsari,

Immaginiamo una immensa biblioteca. Come fosse un luogo della mente, senza tempo e senza libri. Deserta. Solo un insieme di scaffali polverosi, vecchi, tarlati. E’ una biblioteca vuota, dispersa, oscurata. Ripulita e distrutta da una banda di ladri. Sono i famigerati ladri di verità, di sogni, di emozioni. Sono ladri di libertà, di fantasia e di conoscenza. Sono passati di lì. Forse, sono passati anche di qua. E continuano a passare, a rubare memoria, a lasciare pagine bianche, a emanare silenzi.

Senza memoria non c’è futuro, ma solo un eterno presente. Per questa ragione, è necessario tornare al futuro. Per restituire un avvenire a chi, ormai, vive intrappolato nell’eterno presente.

Purtroppo, spesso, il futuro viene sottratto, svuotato, impedito. È per questo motivo che, in alcuni momenti della nostra vita, sembra di vedere intorno a noi soltanto ponti sollevati. Perché ognuno preferisce restare chiuso e protetto nella propria identità. Orgoglioso di sé. Dove l’orgoglio, però, è l’opposto della dignità. E dove domina l’orgoglio, la dignità ormai è persa. Capita a quasi tutti di sentirsi così, a volte. Ma non per chi ha subìto il furto ed è sopravvissuto. Non è così per chi sa aprirsi al diverso e all’alterità, per chi sa aprirsi alla scoperta di se stesso, per meglio comprendere gli altri. Per chi sa aprirsi agli altri, per meglio comprendere noi stessi.

La Politica è la Forza. Mentre il Potere è il Lato Oscuro della Forza. Il Potere è il Nulla. Va ristabilito, allora, il senso e il sentimento della reciprocità. Perché, forse, soltanto così potremo tentare di invertire la rotta, di cambiare binario, di mutare il nostro destino. Potremmo cominciare, intanto, riscoprendo l’attenzione verso gli altri, l’ascolto, l’intesa perduta. Ci siamo visti e non ci siamo guardati. Non c’eravamo mai visti prima e ci siamo riconosciuti. Perché? Va recuperato l’insieme, lo stare insieme e anche lo sguardo d’insieme. Mentre in troppi esaltano il modello individualista e accentratore, soggettivista e verticistico, c’è chi sogna la forza di un’intelligenza collettiva. Non l’intellettuale organico al Potere, dunque, ma l’intellettuale collettivo. Infatti, ogni gruppo ― sia esso un team di lavoro, una classe di studenti, un movimento, un partito politico o una squadra sportiva ― esprime una propria “intelligenza”, che è diversa dalla somma delle intelligenze dei singoli membri. Occorre, quindi, elaborare quei meccanismi capaci di mettere insieme e comporre una “massa critica”, cioè un’energia di idee e di pensiero, in grado di far mutare le attuali prospettive politiche. E questo si può realizzare anche grazie a una nuova categoria di leader che, da posizioni non necessariamente di vertice, sappiano sfruttare al massimo le potenzialità dei gruppi in cui operano. Ma questo si ottiene soltanto con il dialogo.

Lettera di Pier Paolo Segneri, Roma, 12 dicembre 2010.

Siamo strettamente legati a Radicali Italiani per ideologia e operatività.

Riportiamo dunque le testuali parole del sito Radicali Italiani per quanto riguarda le nostre più profonde caratteristiche:

Radicali italiani è un movimento politico liberale, liberista, libertario, costituente del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito.

I principi che lo caratterizzano sono la difesa dello stato di diritto e della democrazia, il metodo della nonviolenza-gandhiana, la laicità e la libertà religiosa, il federalismo europeo, l’ambientalismo, l’antiautoritarismo, il liberalsocialismo, l’antimilitarismo, il liberalismo democratico, l’antiproibizionismo. Gli obiettivi sono stabiliti tramite la mozione annuale votata dal Congresso degli iscritti e le delibere del Comitato nazionale eletto dal Congresso. La conduzione politica e amministrativa è assicurata dal segretario e dal tesoriere rinnovati ogni anno dal Congresso, con la collaborazione della Direzione e della Giunta.

Uno strumento, non una chiesa

Radicali Italiani ha una caratteristica che lo rende diverso da tutti gli altri partiti: riconosce nel suo Statuto la “libertà di associazione”. L’iscrizione a Radicali Italiani non preclude l’iscrizione ad altri movimenti e partiti politici. Nessuno può essere espulso dal movimento, e unica condizione necessaria e sufficiente per farne parte è il versamento della quota di iscrizione.

Il Congresso annuale, a cui possono partecipare tutti gli iscritti esercitando i diritti di parola e di elettorato attivo e passivo, si riunisce tutti gli anni, di norma, a novembre. Radicali Italiani si organizza attraverso le associazioni degli iscritti, che possono essere su base territoriale, tematica e anche telematica. Tutte le associazioni che raggiungono 25 iscritti al movimento possono eleggere un rappresentante al Comitato Nazionale.

Non posizioni, ma lotte. Non proteste, ma proposte.

Dalla sua fondazione Radicali Italiani ha lottato per l’affermazione dei diritti civili e politici dei cittadini, denunciando lo svuotamento della Costituzione e attivando legalità e istituzioni democratiche, con il metodo della nonviolenza.

In questi anni abbiamo fatto emergere le ragioni strutturali alla base della sistematica negazione del diritto degli italiani a conoscere per deliberare, nel tentativo di rendere possibile anche in Italia una rivoluzione liberale.

Ha promosso il referendum sulla Legge 40 che limita la fecondazione assistita e la ricerca scientifica sulle cellule staminali.

Nel 2005 Radicali Italiani, insieme all’Associazione Luca Coscioni, allo SDI  e alla Federazione dei Giovani Socialisti, ha dato vita alla Rosa nel Pugno.

Ispirato alla tradizione federalista europea di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, Radicali italiani è membro del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori (ELDR) e dell’Internazionale Liberale ed ha come obiettivo gli Stati Uniti d’Europa.

I Radicali: gli unici che non hanno mai cambiato nome

Radicali Italiani è uno dei soggetti costituenti del Partito Radicale Nonviolento.

Il Partito Radicale è il più antico partito politico italiano: dal 1963 continua ad esistere con la stessa denominazione, mentre tutti gli altri partiti hanno mutato nome e riferimenti culturali, in particolare a seguito della caduta del muro di Berlino e della stagione delle inchieste della magistratura sulla corruzione politica nota come Tangentopoli.

Al Partito Radicale si devono riforme storiche quali la legalizzazione di divorzio e aborto, l’obiezione di coscienza, il voto ai diciottenni, la chiusura delle centrali nucleari, la riforma del sistema elettorale in senso maggioritario, la depenalizzazione dell’uso personale di droghe leggere, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la chiusura dei manicomi, l’approvazione della prima legge europea sui diritti dei transessuali.

Il movimento radicale è anche il soggetto politico che ha scelto la “nonviolenza” quale metodo centrale di lotta (sciopero della fame e della sete, disobbedienza civile, obiezione di coscienza, non collaborazione).

A fronte di risultati numericamente marginali rispetto ai singoli appuntamenti elettorali, i radicali hanno influenzato con continuità la vita politica e culturale italiana, come testimoniano le riforme conquistate e le adesioni di intellettuali del livello di Ignazio Silone, Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini e Leonardo Sciascia, quest’ultimo eletto in parlamento nel 1979 come deputato radicale.

Lo sguardo verso l’Europa e verso il mondo

Come soggetto costituente del Partito Radicale Nonviolento, Radicali Italiani fa proprie le battaglie transnazionali che hanno portato negli ultimi anni, per fare solo due esempi, alla costituzione del Tribunale penale internazionale e la moratoria universale della pena di morte.

Il Partito Radicale è stato anche protagonista della campagna contro lo sterminio per fame nel mondo. Nel 1981, mentre 113 premi Nobel sottoscrivono un manifesto-appello redatto da Marco Pannella, il Parlamento europeo approva la risoluzione radicale che chiede lo stanziamento di 5 miliardi di ecu. Quattro anni dopo, il Parlamento italiano vota una legge che prevede l’impiego di 1.900 miliardi di lire per un intervento straordinario contro la fame. Il rapporto degli aiuti allo sviluppo rispetto al Prodotto interno lordo passa così dallo 0,08% del 1979, anno di inizio della campagna radicale, allo 0,40% del 1986.

A partire dal 1995 il Partito radicale è riconosciuto dall’ONU come ONG di primo grado presso l’ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale).

 

Giuliano Amato, capo del governo italiano negli anni dell’esplosione del conflitto jugoslavo (1992-1993), riconobbe a Pannella di avergli “dato molto aiuto durante il mio periodo alla Presidenza del Consiglio. Fu grazie a lui che riuscii a impostare i rapporti giusti durante i tragici eventi nella ex Jugoslavia, a rendere viva l’azione politica del mio Governo. Fu lui a suggerirmi che l’Italia giocasse un ruolo; io ne parlai con il mio ministro della Giustizia, che era Giovanni Conso, che fece un lavoro splendido. In poche settimane cucinò un testo molto bello che successivamente divenne uno dei testi di riferimento in sede Onu ai fini dell’approvazione finale dello statuto del Tribunale dell’Aja.”

 

Nella primavera del 2003 il 53.5% dei parlamentari, 303 di centrodestra e 193 di centrosinistra, 15 membri del Governo italiano, 46 parlamentari europei italiani su 87 aderiscono a “Iraq libero”, la proposta di Marco Pannella per evitare la guerra in Iraq. Secondo la proposta l’Italia avrebbe dovuto proporre in sede di Unione Europea di investire il Consiglio di Sicurezza dell’Onu di un progetto che prevedeva l’offerta dell’esilio a Saddam Hussein e un’amministrazione provvisoria dell’Onu in Iraq per governare la transizione alla democrazia.

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