POLVERIERA DI ANAGNI E IL BANDO D’ASTA ANDATO DESERTO

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO VOLENTIERI UN INTERVENTO CHE CI PERVIENE DA ASSOCIAZIONI ANAGNINE.

C’ è una strana  coincidenza  di tempi tra l’ incendio del 16  agosto e il  Bando d’asta andato deserto, alla  scadenza del 29  luglio  per la  presentazione di  Progetti, riguardanti la destinazione e la  vendita  della  Polveriera, deliberata dl  Consiglio  Comunale, nel marzo scorso.

Disastro annunciato, così si può definire l’incendio che  il 16 Agosto  ha interessato gran parte del territorio della nostra Polveriera, perché le Associazione Anagni Viva e il Circolo Legambiente di Anagni, più volte hanno rivolto al sindaco Bassetta l’appello affinché ristabilisse la convenzione con gli agricoltori e gli allevatori locali per l’utilizzo agricolo e pastorizio della vasta area di proprietà del Comune, che oltre al beneficio manutentivo   avrebbe prodotto reddito derivante dall’affitto del terreno.

La concessione all’agricoltura  e all’allevamento è una pratica esercitata per decenni dall’Esercito all’interno della Polveriera, che  ha  garantito la pulizia ordinaria del terreno dalle sterpaglie che si accumulano nel corso dell’anno ed ha preservato il deposito di esplosivi  dal rischio incendi.

Di fronte alle secche risposte del sindaco, giustificate da fantomatici pericoli, le Associazioni  Anagni Viva e Legambiente Anagni  avevano formalizzato la denuncia del pericolo di incendi nella Polveriera, richiedendo  la reintroduzione dell’attività agricola e di allevamento nell’area, con lettera del 16.4.2015 prot. N.0007359, indirizzata al Sindaco di Anagni, e lettera  del 23 luglio 2015 prot. N.0014996, indirizzata al Comando VV.FF., al Prefetto di Frosinone, alla Protezione Civile di Anagni e  al Sindaco.

Ancora una volta sono state  parole al  vento, liquidate sbrigativamente con  riferimenti  a rischi non sostenuti da  verifiche  documentate, almeno per  quanto ci è dato sapere, infatti  più volte, sino ad un anno fa, esponenti di Anagni  Viva e di Legambiente sono stati  autorizzati a visitare  la Polveriera per  accompagnare docenti universitari, tecnici , esponenti di cooperative, giornalisti, interessati a conoscere

“ dal  vivo” uno straordinario  patrimonio naturale, bene  comune  prezioso dei cittadini di Anagni.

Sulle  cause dell’ incendio sapremo dalle  indagini, ma quanto accaduto dimostra fondamentalmente

l’ incuria verso i Beni Comuni lasciati nell’ abbandono per la testarda posizione assunta dai  nostri amministratori di non permettere a nessuno l’accesso al deposito. Tale  incuria è ancora più censurabile in quanto l’ Amministrazione ha  aderito, primo Comune  nel Lazio, al Regolamento di LABSUS  per la tutela  dei Beni  Comuni, dando  grande  risalto alla  scelta, rimasta finora  sulla  carta.

Ci chiediamo  ora :  chi paga l’intervento dell’elicottero antincendio, chi paga l’intervento del Canadair, chi paga l’intervento delle decine di volontari della nostra  Protezione Civile e di quella dei paesi limitrofi che hanno rischiato per la loro incolumità, chi paga il danno ambientale alla fauna selvatica e alla vegetazione e il danno complessivo inferto al territorio?

E’ dovere del sindaco Bassetta rispondere a queste domande, sulle proprie responsabilità e su quelle dei tecnici e dei politici che lo affiancano, quantificando il danno al Patrimonio.

Quanto accaduto  ieri, ripropone  con forza il problema della destinazione, seriamente  approfondita e ragionata, della  Polveriera  ma, nell’ immediato, sin da  domani, è necessario provvedere alla manutenzione non onerosa di questa proprietà pubblica, attraverso concessioni agli agricoltori e agli allevatori locali, in nome della sicurezza della popolazione, del rispetto e della  tutela del territorio.

Anagni,18 agosto 2016                 Associazione “ Anagni  Viva “   e     Legambiente  “ Circolo di Anagni”

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VISITA CASA DI RECLUSIONE DI PALIANO (FR) 28 maggio 2016

Nella giornata del 28 di maggio 2016 una delegazione di Radicali dell’Associazione P.P. Pasolini di Frosinone si è recata in visita alla struttura carceraria di Paliano, terzo complesso a uso reclusivo presente sul territorio della medesima provincia.

Con autorizzazione dedicata, alle 9,30 a.m., Arianna Colonna e Sandro Di Nardo hanno avuto modo di far ritorno nella casa di reclusione – ricavata nella Fortezza dei Colonna di Paliano -, che ha visto nel tempo presenti tra le sue mura tra i più noti esponenti della malavita, delle mafie e del terrorismo italiano.

Dopo i classici preliminari di rito, effettuati presso il posto di guardia dell’Istituto siamo stati subito raggiunti dalla Direttrice, la d.ssa Nadia Cersosimo, che, senza possibilità di obiezione, ci ha letteralmente traslati nella sala bar della Casa, offrendoci quanto di meglio presente nel locale – tutto rigorosamente prodotto dai reclusi, realizzatori, tra i tanti dolci, degli invitanti “Baci palianesi”.

 

Questa breve nota introduttiva sarà l’unica parte della nostra relazione in linea con i precedenti appunti – redatti dalla nostra Associazione dopo ogni visita effettuata negli altri Istituti di pena -, ciò in quanto una visita a Paliano è di per sé un qualcosa di totalmente diverso, che non trova e non può trovare confronto con le precedenti esperienze.

Siamo entrati alle 9,30 e siamo usciti alle 16,30: solo questo dato basterebbe a far comprendere quanto a lungo siamo rimasti nella struttura e come solo altri impegni e necessità ci abbiano indotto a congedarci.

Ammettiamolo: era così interessante interagire con i detenuti di questa struttura e così amabile conversare con l’affabile e ospitale Direttrice – nonché con i suoi collaboratori, che Lei chiama semplicemente e umilmente “collega” – che la presa di coscienza dell’ora tarda ha recato con sé la malinconia – poi confessata all’uscita – per aver dovuto lasciare un luogo così “familiare” al termine di una di quelle giornate di cui non si vorrebbe mai voler vedere la fine.

Abbiamo detto che questo sarà un report anomalo e lo ribadiamo dicendo subito che solo intorno a mezzogiorno, dopo essere stati più di due ore con la Direttrice nel suo studio, tra un via vai di “colleghi”, incombenze burocratiche, telefonate, appuntamenti e un interessantissimo scambio di informazioni – riportate nell’allegato ai piedi di queste nostre note – siamo potuti andare a visitare la struttura pluricentenaria del carcere e i suoi detenuti.

In questo percorso siamo stati accompagnati dall’Ispettore in seconda Gianguido Romolo, altro esempio encomiabile di agente di custodia: disponibilità e dedizione a un lavoro estremamente delicato sono apparse qualità da mettere in evidenza, molto apprezzato anche dai detenuti.

È con questo “Virgilio” al nostro fianco che abbiamo avuto la preziosa opportunità di visitare l’intera struttura, anche nella parte museale che con grande abnegazione la d.ssa Cersosimo tenta di difendere dalle intemperie e dai guasti del tempo, avvalendosi solo di un esiguo, irrisorio sussidio da parte del Ministero che fu delle “Belle Arti”.

Tra le varie eredità del passato, abbiamo avuto il privilegio di ammirare la Sala del Capitano – una delle splendide e antiche “perle” della struttura -, nella quale sono presenti meravigliosi affreschi, raffiguranti le gesta di Marcantonio Colonna; presenti in sala, inoltre, due riproduzioni di opere del Caravaggio e un presepe molto suggestivo realizzato dai detenuti. Constatiamo con dispiacere come, nei secoli, il trascorrere del tempo, l’incuria degli uomini e il disinteresse delle Istituzioni a ciò deputate abbiano compromesso o sottratto ai posteri tante altre bellezze.

Nell’iter all’interno del Palazzo, abbiamo potuto apprezzare anche la sala riservata alle rappresentazioni teatrali e la Chiesa.

La lungimiranza, nonché la spiccata sensibilità della Direttrice – attenta non solo alle esigenze del detenuto, ma anche a quelle dei congiunti, spesso minori incolpevoli ­– sono ammirabili nell’area verde adibita per i colloqui con i familiari e nel parco adiacente – costruito al posto del vecchio campo di bocce degli agenti -, corredato di giostre per allietare le ore dei bambini che vengono a visitare i propri cari, rendendo così meno traumatico e ostico il loro impatto con il carcere, sempre grigio e cupo nell’immaginario collettivo.

A dimostrazione del ruolo del lavoro che si svolge all’interno dell’istituto penitenziario, l’ispettore Romolo ci ha accompagnati poi presso l’area dedicata alle attività agricole, nella quale, oltre all’allevamento di animali di bassa corte, vengono coltivati svariati ortaggi nella serra nuovissima. Presenti inoltre degli orti terrazzati ben curati e mantenuti. Ci è stato spiegato come ai detenuti sia data la possibilità, attraverso le cd. “prove d’arte”, di dimostrare il mestiere nei quali sono abili e offrire, quindi, il proprio contributo. A conferma di come il lavoro della Direttrice sia virtuoso e volto a superare la penuria di risorse destinate alle istituzioni penitenziarie, è degna di menzione la scelta di aver optato per delle capre e non per ditte esterne per la ripulitura dei terreni difficilmente raggiungibili causa alte declività. Oltre agli ovini, presente anche un cavallo.

Nella nostra “passeggiata” nell’area esterna, l’ispettore ha avuto modo di ribadire quanto già emerso dal colloquio preliminare con la Direttrice: l’istituto dispone di un sistema di videosorveglianza permanente che permette di controllare tutta la zona attigua alle mura sia interne che esterne e tutto rigorosamente fatto in economia.

Abbiamo perlustrato quasi ogni singolo angolo della casa di reclusione e ci siamo intrattenuti con quasi la totalità dei presenti – sia essi detenuti o agenti – e dobbiamo dire e riportare che, come nella precedente occasione, nulla ci ha lasciati insoddisfatti sia in ordine allo stato del carcere che all’attenzione dedicata ai bisogni dei detenuti.

Niente è lasciato al caso. La cura – quasi maniacale per alcuni, ma eccellentemente diligente per noi – che impegna la d.ssa Cersosimo per tenere adeguatamente in vita questa struttura ultracentenaria (la Fortezza di Paliano è della metà del 1500: n.d.r.) ha veramente dell’incredibile: senza risorse o con le pochissime a disposizione riesce a dare un’accettabilissima ventata di vivibilità a ogni singolo piano della struttura e a ogni singola sezione all’interno del carcere, nonché a ogni singola cella nelle varie sezioni.

Intendiamoci: l’elogio è esteso obbligatoriamente anche a tutti i “colleghi” della Direttrice e ai detenuti che l’assecondano e – con il proprio fattivo contributo – la coadiuvano nell’espletamento di ogni singola opera necessaria o “immaginata” (non disponiamo, ad esempio, del numero di bagni presenti nella struttura – riadattati o fatti ex novo – o del numero di Madonnine sparse un po’ ovunque: crediamo tuttavia che il loro numero sia cospicuo e forse esagerato!).

Questo è quanto in merito al tentativo (riuscito) della manutenzione di una struttura che solo l’ incessante opera di una Direttrice-manager, oramai onnisciente in quasi tutti i campi dell’edilizia e non solo, riesce a rendere, oltre che agibile, piacevolissimamente vivibile sia ai detenuti che al corpo di custodia tutto. Non è questo mero “spirito di adattamento”, ma vera e propria creatività messa a servizio di un’innegabile professionalità e un’appassionata dedizione. È la stessa Direttrice a dirci che è da sempre che «si occupa» del carcere, evidenziando la solerte dedizione di cui abbiamo già detto.

Se è prodigioso il lavoro profuso per il mantenimento della struttura, non siamo in grado di definire correttamente o di riportare entro canoni comprensibili (se non invitando gli altri a viverlo come noi) quello che la stessa d.ssa Cersosimo e i suoi “colleghi” fanno a favore del mantenimento dei detenuti nella Fortezza.

Se abbiamo appena attribuito alla Direttrice e a tutto il personale presente un “brava-bravi”, come tradurre in parole l’infaticabile, continuativa ed evidentissima azione messa in campo 365 giorni l’anno per accompagnare i detenuti nella loro vita intracarceraria, contribuendo al loro recupero e reinserimento in società (preminente funzione che si richiede a ogni Istituto Carcerario)? Riduttivo un superlativo assoluto. Esageriamo? Forse, ma sicuramente non troppo.

Evidenziamo allora soltanto una “trascurabilissima” nota, tradotta in questa banale domanda da estendersi a tutte le altre strutture carcerarie: come mai qui non emerge neanche la più piccola, banale, delle lamentele possibili? Quando mai si è sentito che ogni singolo recluso, oltre a conoscere perfettamente il suo Direttore, avesse per questi un’ammirazione così smodata quasi dallo sconfinare nell’idolatria (detto dagli stessi detenuti: “Per noi la Direttrice è più che una madre, è un idolo!)?

Che tutto poi con l’andar della visita dovesse amplificarsi e diventare ancora più piacevole per noi delegati radicali lo abbiamo potuto constatare quando ci siamo sentiti ripetere, con vera, grande, viva commozione da parte di ogni singolo recluso, più e più volte, che la perdita di Marco Pannella, appena avvenuta, è stata per loro fonte di grave sconforto e profondo dolore. Hanno aggiunto che alla presenza di alte Autorità, in visita pochi giorni prima, tutti, ma proprio tutti – senza nessun precedente accordo e autonomamente -, al termine dell’Inno di Mameli (anche questo improvvisato e cantato a cappella), si sono sentiti in dovere di dire, gridare all’unisono un “Grazie, Marco” che ci ha, anche a noi, profondamente commosso fino alle lacrime.

Ci siamo ripresi visitando infine le stanze affrescate di Marcantonio Colonna e la cappella annessa di cui abbiamo già abbondantemente detto per ritornare verso le 14,30 nello studio della d.ssa Cersosimo che ci aspettava con l’imperativo – che certo non ha incontrato la nostra insubordinazione – di farci assaggiare due pizze napoletane e due cannoli siciliani prodotti dalle mani d’oro del cuoco di “Casa Paliano”!

Abbiamo detto che solo verso le 16,30 ci siamo definitivamente congedati e quindi altre due ore le abbiamo passate in compagnia della nostra interlocutrice e dei suoi colleghi con cui abbiamo avuto modo di scambiare un milione di altre riflessioni.

Si è parlato di tanti, molti, troppi aspetti purtroppo negativi presenti nel sistema carcerario italiano: criticità emerse tantissime volte nei nostri precedenti report, questioni e casi complicati oltremodo da una farraginosa burocrazia con cui difficilmente si riesce a convivere e che intrica ulteriormente le situazioni. Purtroppo la vita all’interno di un penitenziario risente spesso dell’ampio margine entro il quale si snoda l’interpretazione delle norme che la regolano. Emblematico è il caso di quella disposizione di legge che – tanto per addurne una ad esempio – stabilisce modalità e tempi per la comunicazione telefonica dei detenuti con i propri cari: i termini sembrerebbero chiari ma ci siamo sbizzarriti a compararli con la discrezionalità con cui vengono applicati da molti degli istituti conosciuti. Tutto ciò troppo spesso provoca, a chi è soggetto al trasferimento da una struttura detentiva a un’altra, vere e proprie ribellioni con tutte le conseguenze del caso (note, segnalazioni, isolamento, etc). Un illustre giurista avrebbe detto: “In claris non fit interpretatio”.

Abbiamo approfondito poi il tema della Magistratura di Sorveglianza e del suo operato nel nostro territorio.

La provincia di Frosinone è tutt’altro che positivamente degna di nota sotto questo profilo, che abbiamo più e più volte esaminato – tracciando giudizi pesantissimi (necessariamente tradottisi poi con una interpellanza al Presidente del Tribunale di Sorveglianza, dott. Bellet) – e su cui continueremo a esprimerci a oltranza, così come abbiamo (ri)fatto con i nostri interlocutori a Paliano, segnalando la ben nota scarsità di mezzi e personale e tutta la confusione scaturita con il congedo – a suo tempo per maternità – dell’unico Magistrato operante sulla Provincia. Questi, non tempestivamente sostituito – e quando ciò è avvenuto, supplendo con diversi altri, depauperando l’operato del Magistrato di Sorveglianza di quella continuità che, in un’ottica di reinserimento del condannato, dovrebbe rappresentarne uno dei connotati principali -, ha fatto sì che si prendessero decisioni in materia di concessioni, premialità, permessi etc. in modo non lineare e omogeneo. Queste decisioni – oltre che essere date con il contagocce (qualora spesso inevase se non ignorate del tutto) – hanno precipuamente frastornato i detenuti e la loro già eterea considerazione sulla giustizia italiana. Oggi, con due applicati – la d.ssa Spaventi e la d.ssa Astolfi -, con un numero in competenza palesemente maggiore di reclusi, non si riesce – se non molto raramente – a conseguire quei benefici di cui dovrebbero aver diritto i carcerati (traducendo la parola della legge in applicazione pratica, il condizionale è d’obbligo) e a rendere il problema del Magistrato di Sorveglianza una bomba ad orologeria pronta ad esplodere!

Abbiamo riassunto e sintetizzato al massimo quanto si è detto: non aggiungiamo oltre su quanto discusso su pensioni e pensionamento; Corpo degli Agenti di Custodia senza “testa propria” ma solo e sempre di provenienza togata, con stipendio da capogiro e quasi sempre con scarsissime competenze e conoscenze; concorso appena concluso e già subissato di ricorsi; aumento vertiginoso dei reclusi; traffici illeciti all’interno delle carceri; difficoltà sanitarie per i detenuti, problemi delle Rems, etc. tutto quanto già fonte di nostre continue osservazioni su report precedenti.

Accomiatatici nei canonici tempi biblici, già messi in evidenza, “siamo ritornati a riveder le stelle” in ore antidiluviane ma con un bagaglio di conoscenze e certezze che presto si tenterà di tradurre in quei dovuti atti e richieste, indirizzati a tutte le sedi di competenza, così come si esige a chi svolge le nostre mansioni negli Istituti di pena e a tal motivo ottiene le dovute autorizzazioni.

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Visita Casa Circondariale di Cassino del 16-04-2016

In data 16 aprile 2016, noi militanti dell’Associazione Radicale Pasolini della provincia di Frosinone Michele Latorraca, Arianna Colonna, Pierangela Sebastiani, Fabrizia Tumiati e Sandro Di Nardo ci siamo recati presso la Casa Circondariale di Cassino per l’ennesima visita di approfondimento della realtà carceraria ciociara.

 

Arrivati intorno alle 10.00, come da autorizzazione, ed espletate le normali procedure di controllo, siamo entrati all’interno della struttura.

 

Accompagnati dal Vice Comandante Facente Funzioni Roberto Rovello e dalla Vice Direttrice ci siamo immediatamente recati a visitare le sezioni detentive, anche se prima abbiamo voluto dare una fugace occhiata allo stanzone adibito a cappella interna, che ospita le opere pittoriche di un detenuto argentino da tempo recluso nella struttura e alle cucine dove già stavano preparando il pranzo del sabato e quindi, visto il da farsi, abbiamo cercato di non disturbare più del necessario ed abbiamo proseguito nella visita .

 

Ci siamo portati quindi nella seconda sezione. In regime di “celle aperte” vi era in effetti un gran via vai nei corridoi ed erano presenti diversi capannelli di detenuti. Questi, riconosciutici, ci  sono venuti incontro e ci hanno nuovamente fatto presente le molte problematicità che allignano nella struttura.

 

“Certamente l’Istituto detiene una nomea di carcere decente e dignitoso pur tuttavia”, ci ripetono” però è doveroso ricordare che manca un vero e costante rapporto con la Direttrice quasi mai presente nelle sezioni detentive, e poi quella, ancor più sentita, della latitanza del Magistrato di Sorveglianza. E della “scomparsa” delle domandine per i colloqui interni che si può dire? Non parliamo poi delle “punizioni” ai detenuti che solo osano protestare contro ciò che si considerano “ingiustizie”, aderendo a scioperi della fame”. In questo profluvio di parole, di indicazioni, di accenni a mezza voce che da loro si riversava su di noi in visita, non poteva non mancare il richiamo a quella “rigidità”, presente nel solo carcere di Cassino, nel non poter acquistare tabacco sfuso, completamente vietato in Istituto ed a quella dell’impossibilità di poter accedere alla saletta ricreativa occupata da strumenti ed attività altre e non utilizzabile per la destinazione per cui era stata progettata.

Le docce comuni, aggiungiamo noi, per metà non funzionano (lo abbiamo visto ed assodato con i nostri occhi), così come non funziona l’ascensore per il vitto, nonostante le riparazioni ed il funzionamento per un solo giorno. Avvicinandosi poi l’estate e visto che non si possono utilizzare i classici strumenti antizanzare (considerata l’umidità dell’area) sarebbe opportuno che si installassero zanzariere alle finestre delle singole celle.

 

Successivamente, soffermandoci in infermeria, abbiamo potuto parlare con il responsabile medico della struttura, che, dall’alto della sua esperienza trentennale interna alle carceri, seppur con svariate connotazioni non tutte proprio condivisibili, ci ha tra l’altro detto:”…. di ritenere che il carcere, cosi com’è, non è utile alla riabilitazione dei detenuti, e che, anzi, è spesso criminogeno. Per poter meglio recuperare alla società chi si è macchiato di reati anche gravi sarebbe doveroso utilizzare diverse ed altre forme di pena”. Condividiamo ogni singola parola di questo ragionamento che è da sempre nostro e della galassia radicale e provenendo poi da chi con il carcere ha a che fare da una vita ci fa sentire anche noi dalla parte di chi comprende la grave situazione carceraria italiana e tenta, per le vie giuste, di risolverla.

 

Prima di raggiungere la prima sezione, quella che ospita i sex offenders, abbiamo anche avuto la possibilità di interloquire con il criminologo che presta servizio nella struttura..

Abbiamo chiesto delucidazioni circa l’attività da lui svolta e dal confronto sono emerse anche interessanti osservazioni sul trattamento dei detenuti.

L’attività del criminologo durante l’esecuzione della pena detentiva consiste nell’osservazione del singolo detenuto – così da poter attagliare il modo di esecuzione della pena alla personalità dello stesso -, nonché nel coadiuvare gli altri operatori e il magistrato di sorveglianza nello svolgimento delle proprie mansioni.
Trattandosi di una casa circondariale nel quale sono presenti in una sezione speciale anche i cd. sex offenders, abbiamo chiesto al dottore quale fosse il regime trattamentale riservato agli stessi. Ci è stato risposto che quella appena citata è una categoria di soggetti che, nonostante il pensiero comune, presenta un’ampia eterogeneità al suo interno: i reati sessuali non sono tutti la manifestazione di una difficoltà del soggetto a domare la propria libido, ma possono essere anche il frutto di una situazione in cui il reo non sa di essere tale perché magari, ad esempio, crede che la sua condotta non sia produttiva di un fatto di reato. Il criminologo ha fatto l’esempio dell’uomo che, all’atto di consumare un rapporto sessuale con un individuo inizialmente consenziente, nonostante tale consenso venga meno un attimo prima del momento clou, non frena i propri impulsi sessuali pensando che, essendo stato ampiamente assecondato all’inizio, non sussista reato. Questo caso ipotetico è – ha proseguito il criminologo – esplicativo di come uno stesso trattamento non possa essere riservato indiscriminatamente sia a chi ha commesso reati di questo tipo che a chi, invece, è, ad esempio, responsabile di atti di pedofilia. Anche da questo ferace confronto è emerso come, purtroppo, le risorse messe a disposizione degli istituti penitenziari sono troppo esigue per poter realizzare la cd. “rieducazione della pena”, costituzionalmente sancita dall’art. 27 comma 3.”

 

In seguito ci siamo spostati proprio nella prima sezione, che ospita per l’appunto i cosiddetti “sex offenders”. In questo luogo invece il giudizio dei detenuti sulla struttura è molto più positivo. Ritengono di essere seguiti, di avere maggiori opportunità rispetto ad altri Istituti e ci hanno raccontato, in maniera entusiastica, di aver scritto ed interpretato, prendendo ispirazione da “Le città invisibili” di Italo Calvino, una commedia teatrale che si era tenuta il giorno prima  e che li aveva impegnati e soddisfatti molto.

 

Lasciata la prima sezione, dove all’ultimo ci aveva raggiunto anche la Direttrice, siamo andati nella stanza della stessa dove abbiamo conversato e dibattuto sulla situazione della giustizia e delle carceri italiane in generale e sulla struttura cassinate in particolare.

 

Recuperando le cifre dei detenuti presenti nel carcere di Cassino abbiamo potuto constatare che se a marzo del 2015 queste ci parlavano di 204  reclusi ed ha ottobre del 2015 di 235 + 1 ricoverato, con un incremento intorno al 15%, oggi siamo a 255 reclusi + 2 ricoverati, quindi con un ulteriore aumento del 10% rispetto all’anno precedente (il che ci fa toccare quota + 25%!),che ci fa dire che si è abbondantemente oltre il limite di capienza dell’Istituto stesso (203 detenuti: ndr). L’emersione di questi dati ci induce a  quella nostra forte preoccupazione sull’andamento crescente dell’aumento della popolazione carceraria, ma non solo di Cassino, ma dell’intera sfera penitenziale italiana e all’amara constatazione dell’impossibilità, di pari passo sempre più crescente stante così le cose ed in via di peggioramento, di poter effettivamente procedere a dei veri processi riabilitativi sui singoli detenuti. Da questo scambio è venuta fuori un po’ l’anima carcerocentrica della Direttrice che tuttavia ha però riconosciuto la necessità di attivare processi di pene alternative al carcere per l’applicazione piena dell’art. 27 della Costituzione. La stessa ha poi aggiunto una considerazione che di per se pare ovvia e scontata, ma che purtroppo è vera e facilmente rilevabile, su cui si deve riflettere approfonditamente, anche perché apre scenari allarmanti su cui sarebbe opportuno prendere da subito i dovuti accorgimenti. La dott.sa Irma Civitareale, direttrice del carcere, ha infatti rimarcato la necessità che a tutti i reclusi sia consentita quella “parità di condizione” sancita dalla Costituzione e nei regolamenti che allo stato attuale purtroppo viene, senza volerlo, sorpassata e accantonata causa necessità più incombenti. Ciò è in effetti verissimo, specialmente oggi, laddove si è in presenza di una popolazione carceraria fortemente multietnica e spesso extracomunitaria. E’ un dato allarmante che è sfuggito ai più o quanto meno poco rilevato su cui dobbiamo assolutamente fissarci e appurarlo nelle nostre altre visite negli Istituti di pena.

 

Una medesima preoccupazione espressa sia dalla Direttrice, sia dalla Vicedirettrice che dal Vice Comandante è quella in merito alla prospettiva sempre più evidente di una “militarizzazione” delle carceri italiane, visione che dovrebbe prevedere la fusione della figura del Direttore con quella del Comandante degli Agenti di Polizia Penitenziaria o quanto meno l’estensione della responsabilità del Direttore su più Istituti penitenziari limitrofi, nonostante le direttive comunitarie di senso opposto. Impegno comune sarà denunciare ed evitare questo scenario per alcuni aspetti inquietante.

Alla nostra richiesta di vedere più spesso la presenza nel carcere del Magistrato di Sorveglianza e che questi potesse tentare di risolvere almeno i vecchissimi casi di coloro che volessero essere rimpatriati nelle carceri del loro stato di appartenenza ci è stato gentilmente risposto con un adorabile sorrisetto in quanto non di loro competenza e responsabilità. Alla richiesta ulteriore di adibire una stanza proprio alle videoconferenze con il Magistrato, così come viene fatto in altri Istituti, proprio per snellire e facilitare il contatto del Magistrato con i detenuti richiedenti ci è stato risposto che si vedrà di provvedere nei prossimi tempi.

 

Con queste ultime battute abbiamo lasciato verso le 14 la struttura con la convinzione di sempre: il carcere è il luogo dove l’illegalità si presenta sotto mille sfaccettature e sta a noi tutti, nessuno escluso, il compito di stanarla per contribuire a migliorare questi luoghi in modo che siano sempre più orientati al recupero della persona e della sua dignità.

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Visita Casa Circondariale di Velletri del 20-02-2016

visita casa circondariale di velletri

 

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Lettera al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma e relativa risposta

Egregio Dott. Bellet,

il 12 dicembre scorso abbiamo visitato il carcere di Latina. Durante la visita abbiamo potuto riscontrare il forte disagio dei detenuti e delle detenute in merito alle mancate risposte del giudice di sorveglianza alle istanze presentate. Dalle informazioni che abbiamo potuto apprendere sembra che il/la titolare non sia in servizio e che le pratiche siano via via esaminate e decise da altri magistrati del tribunale di sorveglianza di Roma. Fatto sta che è la stessa Direttrice a dirci che l’ultima visita in Istituto del Magistrato di Sorveglianza risale al lontano 27 aprile scorso.

Inutile dire che anche in questo istituto non esiste il regolamento interno (violazione art. 16 OP).

I detenuti definitivi, su un totale di 151 reclusi, sono 48, quindi, un carico di lavoro certamente non eccessivo per il giudice che dovrebbe occuparsene. Eppure c’è chi attende inutilmente i giorni di liberazione anticipata, grazie ai quali potrebbe stare già fuori o, comunque, essere vicinissimo alla liberazione. A volte i detenuti preferiscono ottenere dei rigetti, piuttosto che il silenzio.

Ma non è solo il problema dei condannati definitivi. Il magistrato di sorveglianza deve occuparsi in generale della situazione dell’Istituto e “assicurare che l’esecuzione della custodia degli imputati sia attuata in conformità delle leggi e dei regolamenti”. La casa circondariale di Latina presenta moltissimi profili di irregolarità sia sotto l’aspetto strutturale, sia sotto quello dell’assistenza sanitaria sia, in generale, delle scarsissime attività trattamentali: scuola, lavoro, etc.

Comunque, non può esserci giustificazione a tanto disinteresse, se consideriamo quanto prescrive in termini di “vigilanza” l’OP all’art. 69 e quanto prevede il 1° comma dell’art. 75 del D.P.R . n. 230 del 30 giugno 2000: “Il magistrato di sorveglianza, il provveditore regionale e il direttore dell’istituto, devono offrire la possibilità a tutti i detenuti e gli internati di entrare direttamente in contatto con loro. Ciò deve avvenire con periodici colloqui individuali, che devono essere particolarmente frequenti per il direttore. I predetti visitano con frequenza i locali dove si trovano i detenuti e gli internati, agevolando anche in tal modo la possibilità che questi si rivolgano individualmente ad essi per i necessari colloqui ovvero per presentare eventuali istanze o reclami orali. (…)”

Quello che Le stiamo chiedendo, Egregio Dott. Bellet, è di sapere come dobbiamo muoverci affinché i problemi riguardanti il magistrato di sorveglianza di Latina siano risolti.

Ci auguriamo che questa nostra lettera sia da Lei accolta nello spirito che la anima, che è di collaborazione e di ferma volontà di aiuto.

Con i nostri migliori saluti

Rita Bernardini

(già deputata XVI legislatura, membro dell’Assemblea dei Legislatori del Partito Radicale)

Michele Latorraca

(Segretario Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani)12483553_10208068314807087_69197186_n

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Relazione visita Casa circondariale di Latina del 12 dicembre 2015

Sabato 12 dicembre 2015 una delegazione dell’Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini, composta dal segretario Michele Latorraca, Arianna Colonna, Sandro Di Nardo, Giorgio Cataldi, Carmine De Martino Adinolfi e capeggiata dall’ex segretario di Radicali Italiani Rita Bernardini, si è recata presso la Casa Circondariale di Latina.
Arrivati sul luogo ed espletati tutti i controlli in merito alle autorizzazioni previamente concesse, alle ore 10,00 siamo entrati nella struttura e siamo stati ricevuti dalla Direttrice, la d.ssa Nadia Fontana, dal comandante della Polizia penitenziaria e da un Ispettore capo.
Su precisa richiesta di Rita Bernardini, si è deciso di svolgere un incontro conoscitivo ed informativo fra la delegazione e le massime autorità dell’istituto all’interno dell’Ufficio della Direttrice.
Nell’incontro, molto colloquiale fra le parti, si è prestata molta attenzione e condivisione su tre argomenti in particolare.
• Innanzitutto l’assenza de facto del magistrato di sorveglianza, figura che dallo scorso aprile non visita la struttura e che, come rilevato già nella visita dello scorso mese, è stato sostituito, per motivi che non ci è dato di sapere, con una turnazione di magistrati che non consentono una linea di impostazione del lavoro che possa garantire alcun risultato.
• La preoccupante mancanza di concorsi da direttore del carcere che, abbinata alla giusta equiparazione delle carriere per le forze di polizia penitenziaria, farà sì che i comandanti, equiparati a dirigenti, assumeranno anche il ruolo di direttore, facendo venir meno la figura terza del direttore del carcere. Su questo la stessa Rita Bernardini si è fatta carico di una precisa battaglia che intenderà organizzare nei prossimi mesi.
• La mancanza di una efficiente rete di organizzazione interna al sistema carcerario che potrebbe consentire di poter usufruire di forniture da parte degli stessi detenuti che, sì facendo, potrebbero contare anche su un mercato istituzionale per collocare proprie produzioni (scarpe, abbigliamento, alimenti, ecc.), con il doppio vantaggio di consentire economie di spesa per il Ministero ed un maggior successo dei programmi di risocializzazione dei detenuti stessi.

Dopo aver completato questa nostra conversazione ci siamo recati nelle sezioni detentive.
Abbiamo visitato innanzitutto la sezione dei cosiddetti protetti, dove abbiamo di nuovo potuto constatare che stanze detentive pensate per ospitare singoli detenuti sono invece state adattate per ospitarne addirittura il triplo con letti a castello a tre piani.
In questa sezione i detenuti stanno perennemente chiusi in cella e possono contare solo su tre ore di “ora d’aria” in tutto l’arco della giornata.
Fra gli altri, abbiamo potuto raccogliere la testimonianza di un detenuto rumeno che ha chiesto lo scorso venti ottobre il trasferimento al carcere di Teramo o di Pesaro, lo ha risollecitato il 21 novembre, ma alla data non ha ricevuto alcuna risposta. Lo stato d’animo del detenuto era particolarmente affranto in quanto non si capacitava del fatto che non fosse riuscito nemmeno ad avere un rigetto e questa totale burocratica indifferenza e assenza del magistrato di sorveglianza era ai suoi occhi incomprensibile e inaccettabile. Concordiamo pienamente col detenuto.

Successivamente siamo andati in una delle aree adibite al passeggio, dove erano presenti detenuti in media sicurezza che trascorrono circa otto ore all’aria, a differenza dei protetti. Abbiamo avuto la possibilità di parlare con quasi tutti loro ed in questa fase ci siamo imbattuti in detenuti stranieri che sono ospiti di questa struttura da tre, sette, alcuni perfino dieci mesi, ma che non hanno potuto comunicare alle loro famiglie nei paesi di origine il loro status di detenuto, in quanto non autorizzati a telefonare su cellulari all’estero. Ovviamente vivevano molto male questa situazione e la trovavano profondamente ingiusta e disumana.

La visita è continuata passando per l’infermeria dove abbiamo incontrato il responsabile sanitario della struttura. Il dottore ci ha riferito che il passaggio dalla medicina penitenziaria alla dipendenza dell’Asl ha creato grave nocumento sia alla qualità del lavoro dei sanitari stessi che alla salute dei detenuti. Abbiamo potuto constatare come vi era un laboratorio odontoiatrico perfettamente funzionante ma non operativo, in quanto l’Asl competente preferisce che le visite vengano fatte al di fuori del carcere, con tutto ciò che ne consegue in termini di sicurezza e costi di traduzione e del rispetto della salute del detenuto. Ad oggi prestazioni che normalmente venivano erogate all’interno dell’Istituto quali cardiologia, ginecologia e odontoiatria si effettuano solo all’esterno in strutture ospedaliere della provincia, mentre come prestazioni specialistiche interne rimangono esclusivamente quelle psicologiche, psichiatriche e infettivologhe. Lo stesso responsabile ci ha anche riferito che da circa due anni sono stati stanziati circa centoventimila euro per la ristrutturazione dell’infermeria ma che ancora i lavori non sono stati programmati.

A questo punto prima di passare alla visita della sezione femminile, abbiamo effettuato una fugace incursione nella sezione di Prima Accoglienza, sicuramente poco ospitale e con alcune celle che non prevedono neanche le tende, non diciamo le porte, nei bagni, costringendo il detenuto a espletare le proprie esigenze fisiologiche davanti al proprio compagno di cella ed eventualmente all’agente di turno.

Nel completare la nostra visita abbiamo visitato la sezione femminile. Le detenute all’arrivo della nostra delegazione e soprattutto alla vista di Rita Bernardini si sono lasciate andare in urla di gioia e attestati di vero e proprio amore nei suoi confronti. In linea generale le detenute, come anche la maggior parte dei detenuti, hanno avuto parole di rispetto e stima per il personale di polizia penitenziaria. In una atmosfera natalizia , con la presenza di un alberello di Natale a colorare quella sezione, il problema principale che hanno denunciato è sempre quello della magistratura di sorveglianza. Gli sconti di pena derivanti dall’applicazione dell’art. 54 della legge 354/75 sulla liberazione anticipata tardano ad arrivare ed anche qui ci si lamenta soprattutto della mancanza di una risposta, qualunque essa sia. Una sola detenuta ha mostrato insofferenza nei confronti di talune norme che si applicano all’interno della Casa Circondariale, in particolar modo ha denunciato il fatto che il cibo sottovuoto che le famiglie portano alle visite, viene puntualmente aperto con l’impossibilità di conservare tali alimenti per un periodo più o meno lungo.

Una ultima considerazione la riserviamo per il personale di Polizia Penitenziaria che, a livello di organico, è più o meno in linea con quello previsto dalla pianta organica, tuttavia la maggioranza di essi ha un’età superiore ai 50 ed anche ai 60 anni, con l’impossibilità fisica di adempiere al meglio le proprie mansioni in quanto trattasi di lavoro delicato e altamente usurante.

Alle 14.30 dopo i saluti di rito abbiamo terminato la nostra visita.

Si allega questionario debitamente compilato dalla Direzione del Carcere.

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MOZIONE CONGRESSO 2015 ASSOCIAZIONE RADICALE PIER PAOLO PASOLINI DELLA PROVINCIA DI FROSINONE

Il Congresso dell’Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone riunitosi nella serata del 12 dicembre 2015 presso il Circolo Ricreativo Enal in Anagni, sentite le relazioni del Segretario e del Tesoriere, le approva.
Il Congresso saluta affettuosamente Rita Bernardini per la Sua presenza attiva ai propri lavori congressuali e la ringrazia per la prossimità sempre dimostrata nei confronti della P.P.Pasolini.
Il Congresso riconosce come fondamentali nella propria azione politica la conoscenza delle palesi criticità presenti nel sistema giudiziario italiano, denuncia i limiti presenti nello stesso ed esprime tutta la sua vicinanza ai detenuti e agli operatori delle carceri della provincia di Frosinone e delle zone limitrofe.
Il Congresso sottolinea poi l’importanza della prassi e del metodo radicale nell’approccio alle svariate tematiche affrontate, riconosce altresì la necessità di ampliare la base dei propri iscritti e aderenti facendo leva anche sulle doppie e triple tessere ciò proprio per poter continuare nelle proprie lotte politiche, nell’ottica che è il mezzo che giustifica il fine e lo prefigura.
Il Congresso dà mandato al Segretario, al Tesoriere ed al Presidente dell’Associazione di continuare nell’attività già svolta nelle carceri ciociare e non solo, al fine di migliorarne il più possibile la conoscenza ed impegna quest’ultimi ad estendere il più possibile sul territorio le problematiche che consapevolmente si riconoscono dirimenti all’interno della riforma del sistema giustizia in generale.
Il Congresso, nella consapevolezza che sia importante la responsabilizzazione e l’impegno di ogni singolo iscritto e aderente, promuove incontri con tutti i sindaci o loro delegati in tutti i 91 Comuni della Provincia di Frosinone per sottoporre a questi una serie di iniziative quali la Mozione del PRNTT sul “Riconoscimento del Diritto Umano alla Conoscenza”, l’anagrafe dei rifiuti, l’anagrafe degli appalti, l’anagrafe degli eletti e dei nominati, il registro del testamento biologico e quant’altro rientri nell’ambito di una maggiore trasparenza nei rapporti fra Amministrazione Comunale e cittadino.
Il Congresso si riserva la possibilità di organizzare un convegno/seminario, formativo/informativo sulla “Legalizzazione della Cannabis” con particolare riferimento alla proposta di legge a prima firma Benedetto Della Vedova, attualmente all’attenzione del Parlamento Italiano, unica iniziativa legislativa di carattere prettamente parlamentare depositata in questa legislatura.
Il Congresso, altresì, nei limiti organizzativi dell’Associazione, si impegna territorialmente a portare avanti iniziative politiche promosse dai soggetti radicali costituenti il PRNTT e dal PRNTT stesso.

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