Lettera al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma e relativa risposta

Egregio Dott. Bellet,

il 12 dicembre scorso abbiamo visitato il carcere di Latina. Durante la visita abbiamo potuto riscontrare il forte disagio dei detenuti e delle detenute in merito alle mancate risposte del giudice di sorveglianza alle istanze presentate. Dalle informazioni che abbiamo potuto apprendere sembra che il/la titolare non sia in servizio e che le pratiche siano via via esaminate e decise da altri magistrati del tribunale di sorveglianza di Roma. Fatto sta che è la stessa Direttrice a dirci che l’ultima visita in Istituto del Magistrato di Sorveglianza risale al lontano 27 aprile scorso.

Inutile dire che anche in questo istituto non esiste il regolamento interno (violazione art. 16 OP).

I detenuti definitivi, su un totale di 151 reclusi, sono 48, quindi, un carico di lavoro certamente non eccessivo per il giudice che dovrebbe occuparsene. Eppure c’è chi attende inutilmente i giorni di liberazione anticipata, grazie ai quali potrebbe stare già fuori o, comunque, essere vicinissimo alla liberazione. A volte i detenuti preferiscono ottenere dei rigetti, piuttosto che il silenzio.

Ma non è solo il problema dei condannati definitivi. Il magistrato di sorveglianza deve occuparsi in generale della situazione dell’Istituto e “assicurare che l’esecuzione della custodia degli imputati sia attuata in conformità delle leggi e dei regolamenti”. La casa circondariale di Latina presenta moltissimi profili di irregolarità sia sotto l’aspetto strutturale, sia sotto quello dell’assistenza sanitaria sia, in generale, delle scarsissime attività trattamentali: scuola, lavoro, etc.

Comunque, non può esserci giustificazione a tanto disinteresse, se consideriamo quanto prescrive in termini di “vigilanza” l’OP all’art. 69 e quanto prevede il 1° comma dell’art. 75 del D.P.R . n. 230 del 30 giugno 2000: “Il magistrato di sorveglianza, il provveditore regionale e il direttore dell’istituto, devono offrire la possibilità a tutti i detenuti e gli internati di entrare direttamente in contatto con loro. Ciò deve avvenire con periodici colloqui individuali, che devono essere particolarmente frequenti per il direttore. I predetti visitano con frequenza i locali dove si trovano i detenuti e gli internati, agevolando anche in tal modo la possibilità che questi si rivolgano individualmente ad essi per i necessari colloqui ovvero per presentare eventuali istanze o reclami orali. (…)”

Quello che Le stiamo chiedendo, Egregio Dott. Bellet, è di sapere come dobbiamo muoverci affinché i problemi riguardanti il magistrato di sorveglianza di Latina siano risolti.

Ci auguriamo che questa nostra lettera sia da Lei accolta nello spirito che la anima, che è di collaborazione e di ferma volontà di aiuto.

Con i nostri migliori saluti

Rita Bernardini

(già deputata XVI legislatura, membro dell’Assemblea dei Legislatori del Partito Radicale)

Michele Latorraca

(Segretario Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani)12483553_10208068314807087_69197186_n

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