Relazione su visita carcere di Cassino del 29 settembre 2014

In data 29 settembre 2014, la delegazione di radicali dell’Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone, composta da Michele Latorraca e da Sandro Di Nardo, si è recata presso la Casa Circondariale di Cassino per una visita ad una delle tre strutture carcerarie presenti sul territorio ciociaro.
Arrivati intorno alle 10.00 di mattina ci rendiamo immediatamente conto già di diverse criticità esterne al complesso: la necessità di un parcheggio idoneo alla struttura per chi arriva con l’auto, il perdurare della mancanza di mezzi pubblici che servano la zona, l’assenza di una segnaletica che indichi ove sia effettivamente la struttura e poi la scoperta di un edificio che già dall’esterno appare vecchio e mal ridotto posto a ridosso del fiume Fiumerapido che ne lambisce le mura (il che non può che tradursi, con il riscontro poi avvenuto, in ambienti certo umidi e freddi d’inverno e caldi e umidissimi, con molti insetti, d’estate!)
Veniamo accolti con estrema gentilezza ed educazione dalle due Vice Direttrici e dal Comandante facente funzione .
Dopo le presentazioni ci raggiunge la Direttrice che ci conduce in una sala riunioni, da poco allestita anche grazie al lavoro di alcuni detenuti.
La Direttrice e le sue collaboratrici, il comandante e in seguito due dei tre educatori che operano nella struttura, subito sollecitati da noi, ci evidenziano le parecchie criticità presenti nella struttura:
• Pianta organica polizia penitenziaria insufficiente e mal distribuita dato un numero spropositato di ispettori e sovrintendenti rispetto agli agenti necessari al servizio, e comunque da sempre in numero insufficiente, per far fronte alle esigenze effettive del carcere. Precisamente: 3 comandanti, 16 ispettori, 16 sovrintendenti e 107 agenti( di cui 16 distaccati pro tempore). Considerando il numero di ferie arretrate, dei diritti acquisiti dagli ultracinquantenni e da coloro che hanno superato i venticinque anni di servizio, ci viene prospettato un piano di rientro della gestione ferie e recuperi che terminerà solo nel 2016. In aggiunta a questo, buona parte del personale amministrativo presente sarà collocato molto presto in pensione. Una cronica carenza di personale di sorveglianza e di educatori, che, per fortuna, in questo momento non pregiudica il buon funzionamento dell’Istituto, è dovuta al fatto che tale organismo carcerario presenta una notevolissima mobilità in entrata ed uscita di detenuti il che comporta alternanza di periodi di sovraffollamento, e quindi di forte disagio per tutti, ad altri in cui i reclusi restano nei limiti della capienza dovuta con conseguente buona operatività per gli educatori e gli addetti. Ci viene segnalato poi che l’ individuazione numerica dell’organico deve essere fatta su dati certi ed inconfutabili non su altri inventati ad hoc o regolamentari: una riduzione sistematica del personale parametrata sull’inesistente non si ripercuote solo contro l’Istituto ed il suo buon funzionamento ma preminentemente contro i detenuti stessi. Avere, come in questo caso, edifici a più piani e quindi con più “posti di servizio”, significa impegnare un numero di persone molto superiori a quelli che paradossalmente necessitano laddove il carcere non sia strutturato nel medesimo ordine ma magari con un numero assai maggiore di reclusi;
• Non vi è continuità nel lavoro da parte del magistrato di sorveglianza, in quanto, questi, da tempo in maternità non puo’ essere certo operativo. Viene infatti sostituito da colleghi che mutano periodicamente e l’impegno così appare parcellizzato e poco incisivo: gli stessi detenuti evidenziano, proprio in questo continuo ricambio del magistrato di sorveglianza, la causa del quasi totale rigetto di tutte le loro richieste cui viene appunto posta poca attenzione;
• Mediatori culturali encomiabili nel loro operare nell’Istituto ( Caritas ed altre Associazioni di volontariato), ma nei periodi in cui i progetti non sono finanziati, sono costretti ad impegnarsi gratuitamente per garantire continuità alla loro attività.
• Gli spazi per attività ludiche e teatrali sono piccoli ed anche un po’ angusti.
Dopo aver analizzato al meglio queste criticità, siamo passati alla verifica dei numeri.
Il carcere di Cassino può contare su un numero di 202 posti regolamentari, di cui n. 9 oggetto di ristrutturazione e quindi non disponibili e pertanto si scende a 193 attualmente disponibili. Di contro abbiamo la presenza di n. 240 detenuti oltre n. 1 detenuto semilibero con una percentuale di sovraffollamento di circa il 125%, considerando che si è arrivati anche a percentuali intorno al 190%, si sono raggiunti buoni risultati e questo, a detta della direttrice, anche grazie al decreto legge n.10 del 21.02.14 del ministro Orlando.
Innanzitutto il dato sui posti regolamentari era a loro totalmente ignoto ed è stato fornito da noi radicali dopo aver visitato la scheda del carcere presente sul sito istituzione del Ministero della Giustizia. L’Istituto faceva affidamento solo ad un applicativo, in dotazione crediamo alla polizia penitenziaria, che recepiva le indicazioni della CEDU e che accanto al dato dei posti regolamentari, rilevava anche quelli della cosiddetta capienza tollerabile che consente, per la superficie complessiva adibita a celle del carcere di Cassino di 1.600 mq., un massimo di 315 posti detentivi.
Nello specifico, i detenuti presenti in questa struttura sono:
• N. 30 in attesa di giudizio;
• N. 10 appellanti;
• N. 10 ricorrenti;
• N. 176 definitivi;
• N. 12 misti definitivi;
• N. 2 misti senza nessuna sentenza definitiva.
Successivamente abbiamo iniziato il nostro percorso dentro le sezioni per parlare coi detenuti presenti.
La prima sezione che abbiamo visitato è stata quella occupata dai sex offenders certamente l’ala più nuova di tutte. Abbiamo appurato la presenza di celle in buono stato conservativo, con docce presenti all’interno delle celle stesse, ma riscontrato anche che questa è la sezione dove il sovraffollamento è più marcato. Qui sono presenti anche sei letti in celle di circa 25 metri quadri (ad occhio, il dato effettivo non siamo riusciti ad averlo).
Tale sezione presenta problemi di coabitazione notevoli, anche perché, fra i detenuti, esiste una certa gerarchia legata ai vari reati compiuti nella stessa sfera della violenza sessuale e quindi ogni piccola cosa può essere causa di lite anche violenta. Per una questione logistica e di cautela gli stessi non possono usufruire del cortile e del campetto sportivo: l’ora d’aria si consuma dentro squallidi cortili con pensiline. Inoltre nessuno o quasi è impegnato in attività lavorativa o formativa dentro o fuori il carcere e questo rappresenta un ulteriore motivo di tensione. Infine, stranamente, la Direttrice ha proibito l’acquisto di tabacco sfuso (avendo paura che in mezzo al tabacco possano venie mischiate altre sostanze) e questo viene vissuto da parte dei detenuti come una forte ingiustizia compiuta ai loro danni oltre che ad un aggravio economico per gli stessi e le loro famiglie essendo costretti ad acquistare solo sigarette.
A dire il vero, abbiamo appurato, che la proibizione della vendita di tabacco è estesa a tutti i detenuti del carcere di Cassino, ritenendo l’amministrazione di operare così per la salvaguardia della salute comune!
Altra sezione visitata è stata la IIa, di tre piani, occupata per lo più da tossicodipendenti e media sicurezza. Questa è stata ristrutturata in tempi recenti e si vede. Qui le celle sono più ampie, ma alquanto sovraffollate. Le docce sono comuni e lo stato di manutenzione non merita la sufficienza anche se non raggiungono il degrado di quelli presenti nella IIIa sezione. Se non sbagliamo il piano terra di questa seconda sezione è un lungo corridoio buio ed assai umido adibito ad una parvenza di palestra. Sorvoliamo e passiamo all’ ultimo l’edificio che abbiamo visitato e che ospita la IIIa sezione, anch’essa di tre piani, il più vecchio di tutto l’Istituto penitenziario. Sono presenti, crediamo, tossicodipendenti, giudicabili, definitivi ed ha un piano ancora non ristrutturato e che appare buio e molto umido. Le docce comuni, già dicevamo, sono molto in cattivo stato ed hanno bisogno di una forte manutenzione. Le celle sono piccole, poco funzionali ed anguste, ma i detenuti non se ne lamentano più di tanto, un po’ per rassegnazione (tanto le carceri sono tutte così), un po’ per il discreto rapporto che hanno con il personale della polizia penitenziaria, che, come ci è dato da vedere, opera in maniera strameritevole.
Un fatto positivo che abbiamo potuto riscontrare è che nessuno dei detenuti ha manifestato inefficienze nell’assistenza sanitaria; infatti oltre ad un Sert veramente ben strutturato e che al momento segue 51 tossicodipendenti ( presente 5gg la settimana con 5 equipe di 4 persone!!), sono presenti specialisti in loco, con cadenza almeno settimanale, in Cardiologia, Infettivologia, Dermatologia, Psichiatria, Otorinolaringoiatria, Radiologia e Pneumologia. L’infermeria, che presto ci dicono potrà spostarsi in locali molto più confacenti, al momento è relegata in uno stanzone poco consono alle funzioni che deve svolgere con sempre la presenza di un medico e 2 infermieri la mattina ed un infermiere la sera. L’offerta medica potrà ampliarsi anche per dei locali che sono in via di allestimento nel primo edificio.
All’interno della struttura inoltre si tengono corsi di alfabetizzazione per gli stranieri ed eventuali analfabeti nostrani, corsi di scuola primaria, medie e corso alberghiero.
Ai reclusi è concessa una sola telefonata settimanale verso il solo soggetto indicato come ricevente utilizzando la scheda dedicata. Qualora ci fossero minori di 10 anni può essere concessa un’ulteriore telefonata agli stessi ciò in perfetta concordanza, ci è stato detto, con i dettami del regolamento carcerario vigente.
La visita si è completata intorno alle 14.30.
L’impressione comune è che si tratti di una struttura fatiscente, segnatamente per quelle sezioni non ristrutturate. Sicuramente insufficiente per le aree verdi e per il passeggio, e in più, per i detenuti, sconta la grave crisi economica ed il retaggio culturale della zona per attività lavorative continuative mai attivatesi. A breve dovrebbe partire un progetto denominato Olio di Gomito per il recupero di una serie di oliveti abbandonati nel cassinate e questo potrebbe alleviare questa esigenza. E’ sempre nostra impressione che le intenzioni, i progetti, i programmi presenti siano molteplici e tutti assai meritevoli ma poi scontino la cronica mancanza di fondi, che affligge da sempre il sistema penitenziario italiano, e che quindi vengano ridimensionati o molto più facilmente di volta in volta accantonati a tutto danno in primis dei reclusi e poi del personale penitenziario che dovrà supplire a queste croniche deficienze con un loro maggiore impegno e molto sacrificio.

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Informazioni su radicalifrosinone

Associazione Radicale "Pier Paolo Pasolini" della Provincia di Frosinone
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