Relazione sullo stato dell’inquinamento Alta Valle del Sacco.

Nel 2005 scoppia il caso dell’inquinamento nelle zone limitrofe il corso del fiume Sacco a cavallo dei territori della bassa provincia di Roma, nei comuni di Colleferro, Valmontone, Gavignano etc, e quelli dell’alta provincia di Frosinone, nei comuni di Anagni, Sgurgola, Morolo, etc.

Il problema emerge causa il ritrovamento, in un campione di latte crudo di un azienda agricola del comune di Gavignano, dell’isomero beta dell’,esaclorocicloesano ( BHC ) a livelli altissimi, un insetticida clororganico delle colture agrarie, depennato dal 1974 tra i prodotti in utilizzo in campo agricolo perché ritenuto nocivo per la salute dell’uomo e quindi ritirato dal commercio.

Siccome sul campione in questione, risultato positivo al BHC, era stata allestita un’analisi mirata alla ricerca di quella specifica molecola d’insetticida, questo induce a pensare che antecedentemente a quella data qualcosa doveva essere già affiorato, ovverosia che in tempi anteriori al 2005 qualche cosa doveva essersi verificato sul territorio tanto da determinare poi, in ogni caso sempre troppo tardi, quell’indagine finalizzata.

 

Ricordiamo infatti che la Regione Lazio, con la giunta Badaloni sul finire degli anni ’90, stanziò dei propri fondi per bonificare e mettere in sicurezza un’aria che faceva capo all’azienda BPD di Colleferro, azienda che produceva, guarda caso, il BHC in tutte le sue componenti isomeriche e che ne aveva rilevanti scorte divenute per lo più inutilizzabili ( primo finanziamento! ).

Sindaco di Colleferro in quei giorni era il dott.Silvano Moffa che, dopo il varo dei cospicui piani economici dalla Regione atti al risanamento dell’area BPD, interventi mai realizzati ( ciò perché, se lo fossero stati, oggi non saremmo qui a parlare di contaminazione territoriale! ), è assurto alla carica prima di Presidente della Provincia di Roma, in seguito parlamentare della Repubblica in quota AN poi PDL ed oggi primo fautore dei “Responsabili”.

 

Il caso scoppia, dicevamo, nel ’05 sul finire del mandato a Presidente della Regione Lazio Francesco Storace che lascia la questione esplosiva al suo successore l’On.Piero Marrazzo, il quale, nella primavera dello stesso anno, dichiara lo stato di calamità su una vasta area limitrofa al corso del fiume Sacco tra i territori delle province di Roma e Frosinone, ordina l’abbattimento cautelativo di circa 6000 capi di bestiame, mettendo sul lastrico circa 70 aziende agricole che non verranno mai completamente risarcite ( argomento che riprenderemo in seguito ), avvia il risanamento, la riqualificazione delle aree colpite e la bonifica dei siti inquinanti ( secondo finanziamento! ) con investimenti di generosa portata attraverso l’istituzione di un commissario ad hoc.

[ Permetteteci una digressione che potrebbe rivelarsi inesatta perché frutto della ns. memoria: non era in vigore già da più anni una legge nazionale che sanzionava chi avesse inquinato e condannava l’inquinatore al recupero del territorio ed al pagamento dei danni arrecati all’ambiente ed eventualmente alle persone? Se non ricordiamo male, legge del ministro per l’ambiente del primo governo Prodi, On. Ronchi ].

 

-Nota a margine ma dovuta per completezza d’informazione: la discarica di servizio necessariamente creata per accantonare le migliaia di metri cubi di terra escavata per poter attuare i piani di risanamento delle aree colpite, volutamente situata all’interno della stessa azienda BPD, che fine a fatto? Come è stata allestita la discarica per questo materiale?

Chi la gestisce ed in che maniera?  [sarà la stessa BPD a gestire il danno arrecato alle aree limitrofe intascando anche i soldi per lo stoccaggio dei terreni inquinati? ( terzo finanziamento! )]? Quanto materiale scavato è stato prodotto e condotto nella discarica? Aggiungiamo che in base a quanto detto sullo stato dell’arte alla conferenza tenutasi nella sala della Provincia di Frosinone in data 10 novembre 2010 dal Commissario incaricato al risanamento della Valle del Sacco, avv. Pierluigi Di Palma, non dovrebbero essere state poi molte migliaia di metri cubi di terra inquinata in quanto, citiamo le parole del Commissario: “i valori dell’ inquinamento delle acque del fiume Sacco sono perfettamente in linea con quelle degli altri fiumi italiani; certamente sul sedimento c’è ancora da lavorare per ristabilire il perfetto equilibrio naturale così come sulle sponde del fiume non perfettamente in linea con i parametri, ma tutto sommato si può affermare che il peggio è passato e che anche le analisi effettuate sulla popolazione rivierasca, per individuare la presenza dell’ esaclorocicloesano, sono state confortanti.” –

 

Arriviamo appunto ai nostri giorni evidenziando che anche la magistratura è intervenuta nel frattempo effettuando accertamenti ed indagini che a tutt’oggi non hanno condotto però a nessun risultato palpabile ( non sappiamo spiegarci il perché! ) e che varie associazioni ambientaliste e vari comitati di zona sono scese sul piede di guerra producendosi in svariate manifestazioni di protesta dichiarandosi pronte a  comparire come parte lesa in un processo aperto contro gli eventuali responsabili della catastrofe ambientale. Sollecitate dagli stessi, le Province di Roma e Frosinone e la Regione Lazio non hanno potuto esimersi dall’intervenire, seppur a singhiozzo, sulla grave situazione venutasi a creare anche per tentare il risanamento territoriale e la tutela delle popolazioni investite dal tragico evento.

A parte la ancor non ben chiara delimitazione delle zone soggette al vincolo di non coltivazione e delle zone a parziale vincolo, a parte le ripetute segnalazioni e casi di moria di bestiame e inquinamento a macchia di leopardo nel territorio, quel che ci preme evidenziare è la totale sufficienza con cui si affronta il tema dell’inquinamento provocato dell’agente insetticida, il BHC, sulle persone e la volontarietà a minimizzarne l’esistenza a sottacerne la pericolosità se non addirittura a negarne la presenza.

 

Quello che ha detto l’avv. Di Palma, nel Suo intervento alla Provincia di Frosinone, sulla effettiva bassa presenza sulla popolazione rivierasca della molecola di BHC (residenti che più di ogni altri avrebbero potuto essere esposti all’accumulo della stessa particella), sembra essere confermato dai risultati riscontrati su un campione di circa 650 persone su cui sono stai eseguiti accertamenti specifici nell’ultimo anno ( 2010 ) da un secondo e diverso gabinetto di analisi privato del nord Italia. Ciò contrasta, però, con quanto emerso e divulgato da altre indagini svolte dalla stessa Regione Lazio e da un più attento esame di queste ultime analisi divulgate dal Dott. Blasetti della USL G di Roma sul campione dei 650 esaminati.

 

Un breve ricapitolo. Al tempo del mandato del Presidente Marrazzo l’Assessore all’Ambiente, l’On. Angerlo Bonelli, fece fare, pressato dalla situazione contingente, degli esami mirati su un qualificato ma limitato numero di persone ( 60-65 ) da un laboratorio privato del nord Italia proprio per accertare se e quanto BHC fosse presente in questi soggetti inconsapevoli. I risultati vennero sottaciuti per parecchio tempo fino a che non si potette più nasconderli e rilevarono un’atroce verità: la molecola insetticida era entrata nel ciclo alimentare ed era stata assimilata dalle persone soggette agli esami e rivelava la sua presenza con valori anche più di quattro volte oltre il limite massimo di tollerabilità.

Questo principio attivo in campo agricolo, questi valori riscontrati altissimi nel piccolo campione di abitanti del territorio investito dall’inquinamento ha, purtroppo, una sua peculiarità negativa, ossia una volta assimilato proprio per il fatto che si insinua nei tessuti adiposi dell’essere umano e nelle ghiandole quale quella tiroidea, non si riesce ad eliminarlo ne tantomeno viene abbassandosi nei suoi valori col passare del tempo.

Purtroppo, ma è così: coloro che presentino alti parametri di BHC non possono intervenire  sull’eradicazione dall’intossicazione ( non esiste rimedio ) e  si portano dietro questo valore, inalterato,  per il resto dei loro giorni.

 

Oggi, dice il Commissario avv. Di Palma, le analisi effettuate sul campione di oltre 650 persone, in cui sono anche presenti i soggetti già precedentemente analizzati, danno risultati “confortanti”; difatti, dicevamo, valori assai al di sotto dei limiti di tollerabilità vengono ad avvalorare tale dichiarazione che collide con quanto riscontrato dall’anteriore indagine effettuata dalla stessa Regione Lazio sul primo piccolo campione selezionato.

Com’è possibile questo conversione a U dei risultati degli esami eseguiti? Sono sbagliati i risultati delle prime analisi o delle seconde? Chi ha alterato o altera e perché tali risposte?

In più. La Regione Lazio avendo dichiarato da più anni che i siti ed i territori contaminati sono stati quasi totalmente messi in sicurezza,  deve spiegare come e perché i bambini nati dopo il disastro ambientale e l’avvenuta bonifica territoriale, dopo che gli animali responsabili, nella catena alimentare, del trasferimento all’uomo dell’agente inquinante sono stati abbattuti, dopo che, appunto, si è radicalmente intervenuti per la quasi totale estirpazione delle cause scatenanti il problema determinato dal BHC, come e perché, dicevamo, bambini di pochi anni, nati dopo il disastro, presi in esame solo nella seconda tornata di accertamenti, presentino valori, pur bassi, simili a quelli dei loro genitori, dei loro nonni o parenti?

 

Tanto per essere ancora più espliciti, e per tentare di individuare chi tenta di alzare cortine fumogene affinché tutto rimanga incomprensibile e poco chiaro, è stata commissionata, finanziata e realizzata un’ulteriore indagine sempre da parte della Regione Lazio, su richiesta dell’On. Franco Fiorito, e da questi seguita nel suo iter, atta all’accertamento dello stato di inquinamento dei terreni dell’Alta Valle del Sacco, in special modo degli isomeri del BHC ma anche di diossina e metalli pesanti di origine industriale. Anche qui i risultati sono stati confortanti,  per usare il gergo caro all’alto commissario avv. Di Palma, il quale proprio per il Suo meritorio stato di servizio e per l’abnegazione nel prodigarsi sul territorio è stato fatto oggetto di numerosi encomi e ringraziamenti ( al tempo della Giunta Marrazzo più volte l’On. Fiorito ed altri avevano espresso pubblicamente la volontà che, se vinto le elezioni regionali, avrebbero, come prima cosa, dato il ben servito all’avv. Di Palma per il Suo mal operato!! ). Queste conclusioni, dicevamo, irridono e sbeffeggiano sia il distretto che i suoi abitanti: il rendiconto di questa indagine conoscitiva resa nota durante un convegno appena svoltosi ad Anagni, oltre a divulgare nuovi ed inesplorati capitoli di scienze geologiche e ha partorire uno sciatto libretto di 85 pagine di cui solo 14 elencano i risultati ottenuti ( omettendo totalmente i dati riconducibili alle analisi su campioni di terreno superficiale e profondo ), ci fa capire quanta poca considerazione si abbia per questa povera terra martoriata ed i suoi residenti, quanto poco si sia operato per il risanamento dell’area e come si tenti di coprire l’alto stato di calamità vigente, i suoi responsabili e corresponsabili, con pietose bugie!

 

Ma dei soldi arrivati dalla Regione Lazio si sa quanto effettivamente speso dal Commissario Di Palma ( specialmente per le consulenze: laboratori privati al nord e perché non le ns. ARPA ragionali)? Si è mai chiesto conto dell’operato dello stesso? Quali effettivi, tangibili risultati sono stati conseguiti sul territorio in questi anni?

Su quest’ultima nota riprenderei rapidamente il tema dei risarcimenti che dovevano essere corrisposti alle aziende agricole danneggiate dagli eventi calamitosi prodottosi con la scoperta del BHC sia sui terreni che nelle stalle. Accennavo che queste 70 aziende sono state solo parzialmente risarcite ed alcune oggi hanno chiuso definitivamente.

Bene, la Regione Lazio, l’avv. Di Palma, sanno quante hanno chiuso i battenti? Quante ancora operano sul mercato? Quante sono per chiudere? Sanno se i soldi stanziati a copertura degli abbattimenti sono stati sufficienti e totalmente impiegati? Conoscono il vero danno perpetrato con l’abbattimento dei capi di bestiame ed il fermo al coltivo per l’economia del territorio ed il suo indotto?

 

Visto il grave stato di disagio in cui versano queste realtà economiche da più di 6 anni si può affermare, senza tema di smentite, che l’operato del Commissario e di conseguenza della Regione, anche su questo versante, è stato totalmente deficitario per non dire indecoroso.

E siccome per chi vive nei territori colpiti da questa catastrofe è palese lo stato di abbandono e sufficienza con cui si è proceduto e si continua a procedere, non ci sentiamo minimamente intenzionati ad avallare quanto detto dalle varie giunte succedutesi nel tempo e dai politici di turno nei confronti dell’operato del Commissario incaricato al risanamento dell’area colpita.

Chiederne l’immediato allontanamento sarebbe, oggi ed ora, il minimo indispensabile.

Ma ancora cosa più gradita sarebbe conoscere il vero status della situazione senza falsità ed infingimenti.

 

 

Frosinone aprile 2011                 Direzione Associazione Radicale “ Pier Paolo Pasolini”

 

 

 

 

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