«Io, socialista che vi scrivo…»

Articolo di Gianluca Quadrana pubblicato su Secolo d’Italia, il 27/01/11

 

Senza dibattito non c’è democrazia. Le idee devono circolare, incontrarsi e scontrarsi. È il principio fondante del pensiero liberale. Ma liberale è diventato un aggettivo buono per tutte le stagioni, per tutte le coalizioni e soprattutto, come se si trattasse di una specie di foglia di fico, viene utilizzato in modo distorto per coprire tutte le degenerazioni e le scelleratezze che la politica e i politici contemporanei riescono a partorire quotidianamente. Perché si possa parlare di liberalismo è necessario, innanzitutto, che ci sia libertà di stampa e di informazione. La possibilità di conoscere e la rimozione degli ostacoli che impediscono la conoscenza rappresentano il presupposto a salvaguardia della libertà degli individui e della collettività, quindi della democrazia. Senza che ci sia bisogno di aggiungere altro o ancora peggio di spiegare, giustificandosi, da che parte si sta e con chi si sta. In una parola, e un socialista come me lo sa bene e meglio di chiunque altro, un marchio che funziona in tutto il mondo, in Italia lo si è “sputtanato” per interessi di parte e parziali, se non personali.
Se a tutto questo aggiungiamo che “repubblicano” è un aggettivo a uso esclusivo degli eredi (dimagriti, anzi a pelle e ossa) del Pri, poco ci rimane di andare a recuperare nel pantheon della storia politica dello scorso secolo. Queste riflessioni mi sono venute in mente leggendo il Secolo negli ultimi tempi. In particolar modo, sono stato stimolato da un articolo di Pier Paolo Segneri, da voi pubblicato, in cui emergeva chiaramente la necessità di avviare una discussione, di. aprire un dibattito, di far esplodere il contraddittorio. Da qui, l’idea laica e libertaria di una costituente liberale e democratica per il rinnovamento della politica. Segneri, infatti, in quel suo intervento scriveva: «Se non si riuscirà a realizzare una fase di processo costituente d’ordine liberale e riformatore, cioè un progetto politico “altro” rispetto al disastro del potere telecratico e illiberale, anche se ora o domani l’asse del potere si spostasse a sinistra o al centro, sarebbe comunque la disfatta delle promesse finora avanzate da Gianfranco Fini». Sono d’accordo, ecco perché bisognerebbe e bisogna immaginare una “roba” nuova, tutta nuova, nel nome, nel simbolo e nella proposta politica. E partiamo da questo: vale a dire che un ex giovane socialista, oggi eletto in una lista civica al Comune di Roma accetti di pubblicare le sue idee su un giornale già di An. Già questo meriterebbe una riflessione e, in una parola, possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che tutto ciò è possibile perché la politica di oggi si è deideologizzata e ha dimesso i muri del passato. Insomma, la politica e il suo ruolo nella società e nella vita di ciascuno di noi ha meno regole rigide, ma nel contempo sembra, forse anche solo per questo, avere perso la sua funzione. Non lo credo e non lo voglio credere. Io ancora credo che la politica abbia e possa avere un ruolo nella quotidianità di tutti e di ciascuno. Perché questo possa avere un riscontro pratico non serve e non basta correggere la Costituzione e fare le benedette riforme ma, invece, occorrerebbe e occorre che si cambi il modo di vedersi e misurarsi nella società. In Italia ci sono più barriere che impianti di risalita. Da questo punto una costituente deve partire.
È ciò che hanno auspicato anche il segretario dei Radicali italiani, Mario Staderini, e il segretario dell’Associazione “Luca Coscioni”, Marco Cappato, in un altro intervento apparso sempre sul Secolo: «Attorno a obiettivi liberali e laici si possono trasformare gli attuali rapporti di forza delle burocrazie politiche, ricorrendo all’unica energia pulita in grado di mutare lo status quo: la forza delle idee», Ecco, vorrei rilanciare il dibattito con la forza delle idee. Per restare alla cronaca degli ultimi mesi, le manifestazioni degli studenti mostrano che la rabbia non è solo contro la riforma dell’università in sé ma anche e soprattutto verso un futuro incerto. Allo Stato non compete coccolare i giovani quanto offrirgli uguaglianza e libertà nelle possibilità. In questa battaglia per il futuro sono pronto a lavorare fianco a fianco con chiunque e con tutti quelli che come me sognano una nazione che protegga gli anziani che hanno donato e promuova i giovani che devono prendere.
* consigliere comunale
dell’opposizione a Roma
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Informazioni su radicalifrosinone

Associazione Radicale "Pier Paolo Pasolini" della Provincia di Frosinone
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